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AL LIMITE

Cosi per evadere dalla realtà, iniziai a sperimentare “stati alterati di coscienza”.
Proprio in quelle situazioni “al limite”, scrivevo testi e componevo musica, seguendo le onde vibrazionali.
Ed era li, che trovavo veramente la mia dimensione e mi sentivo “a casa”.

Il brano si trova in “Frammentiinmentilatenti” del 2001 uscito con lo pseudonimo Plasma.
Scaricalo gratuitamente a questo link: FREE DOWNLOAD NOW

AL LIMITE*
(Alessandro Bratta, 2001 © )

Chissà cos’è che mi rende euforico
forse sono un caso clinico dal lessico psicopatico
dritto dal mio stomaco
suoni da bisbetico indomito frutto dello stimolo chimico
divento acido se non vedo nel mio viso pallido qualcosa che mi svegli dal panico
penso che tutto è tragico
vedo che è tutto illogico
non so che cosa rende tutto così magico
gesti inconsulti insulti ad adulti inspiegabilmente assolti per torti e comportamenti contorti
plasmo ogni spasmo lo sguardo è perso
ho manomesso all’inverso il congegno di ogni senso l’ho perso
ma soprattutto mi sono perso
se scendo a un compromesso non è certo per ottenere un altro successo
adesso che son smosso
nello specchio fisso il riflesso del mio deblasto
la testa è guasta e non si aggiusta e trafficare con l’asta non basta
parlare e cercare di avere parole e spiegare il mio modo di fare
passare le ore a guardare più strade provare
cercare di restare geniale
la storia non è salutare ma non vedo maniera migliore.

Il reverendo è ancora qui
più avanti di cosi
steso di peso ma leso ai limiti
qual’è l’identikit del vero Plasma Mc
spacciatore di parole col sapore di THC

Scusa se sembro cosi scorbutico
è che l’annebbiamento di ogni circuito mi rende meno fluido
la faccia è doppia, lascia o raddoppia
è come un gioco a premi ma cambia che il montepremi non si alza
il ragionamento non calza, lo sconforto che avanza
la botta che incalza e mi ammazza
l’occhio si arrossa e si abbassa
non sono sano d’impatto almeno non subito
dubito di essere l’unico che non è lucido
è solo che sono sconvolto al limite
le cellule adrenaliniche e cariche sono minime
comprimile ma non reprimerle
rimango succube della mia doppia faccia lugubre
incolume a macabre tentazioni da sincope
se riesco le evito gravito nel seguito nel vuoto lievito
sorrido al solletico procurato da uno stato apatico
nell’ipotetico sentirsi in debito con chi mi chiama eretico e vuole cambiarmi di abito
c’è chi contesta chi si accontenta e chi a parlare si spaventa
se tu scegli sta minestra io scelgo la finestra
tu accusa senza sosta io imposto una risposta

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