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Up & Down

Il trucco per essere felici è imparare ad accettare le cose. La vita è continuo movimento, non puoi pretendere di essere sempre al top e nemmeno restare sempre sul fondo. Gestire il proprio equilibrio in questo mutamento è la lezione più grande che possiamo imparare. L’ho realizzato seduto su una scogliera sperduta, in Thailandia.

Il brano si trova nel disco “CENTRIdiFUGA” del 2010 uscito sotto SEMAI Records e disponibile negli store digitali.
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UP & DOWN
(Alessandro Bratta, 2010 © )

E in un battito d’ali ho i peli nelle gambe
Quelli sulla lingua li ho persi andando avanti
Conto i passi che ci dividono dall’apice felice o dalle insidie del baratro
Conto i passi che ci separano dall’essere un unione dal benessere reciproco
Perché è cosi che va
Prima nasci ridi apprendi cresci vedi senti che è difficile ma non ti arrendi, quale bivio prendi?
Segui il tuo istinto o quello dei tuoi parenti?
Cerchi di evitare di emularne i fallimenti
Ma ci sono cento muri dove sbattere i tuoi denti
Poi ami, soffri, ami ancora
Consolidi uno status ignorato fino ad ora
Immagini un futuro migliore, ci si lavora
Ma le esperienze insegnano che la vita è una ruota

Non disperare se ieri eri giù
Perché è naturale
prima o poi tirarti su
sai che negli alti e bassi al centro ci sei sempre tu è un andamento normale, prima scende e poi sale

Oggi mi sento in vacanza, la sabbia del tempo che passa e l’acqua che mi bagna
Mi sento in latitanza, cerco me stesso fin dall’infanzia ma scappo ogni qualvolta sento di abbassar la guardia Mamma guarda, ora ho la barba
che se intesa come noia la sostanza non cambia
Guarda Papà ho un’altra identità
Sono il diverso della casa con lo stesso DNA
In un mondo di bugie seguo le mie verità che mi portano al litigio con le mille altre realtà
In un mondo di follie seguo la mia dignità ma mi porta a stare fuori dalle mille altre realtà
E vado su
È un onda di entusiasmo che mi traina, mi sento piu forte di tutta l’energia contraria
Giu
Mi sento chiuso manca l’aria, è la mia bandiera che si ammaina

Sento cosi tante storie che mi scoppia la testa
E il bello che alla gente non importa se l’han persa
Hanno il soldo come scopo, il successo come fissa
Per me la vita è un gioco e me la gioco doppia fissa
Su e giù qui non ci si ferma
A saperlo prima, forse restavo sperma
La gente ha il cuore spento e la bocca aperta
A giudicare dallo sguardo è malata certa
La gente soffre di peristalsi inversa
In sostanza è come se vomitassero merda
Io ho lo stimolo del vomito finchè la vita ondeggia
E farà su e giù è la mia unica certezza

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LA VITA CHE

Spesso sembra che la vita segua binari già preparati e tu non puoi fare altro che seguirli o opporre resistenza. L’unica cosa su cui puoi lavorare è la tua interiorità, devi curarla e preservarla più possibile. Cosi nasce questo pezzo, meno conosciuto degli altri singoli estratti, ma comunque importante.

Il brano si trova nel disco “CENTRIdiFUGA” del 2010 uscito sotto SEMAI Records e disponibile negli store digitali.
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LA VITA CHE
(Alessandro Bratta, 2010 © )

Questa è la vita che non hai potuto scegliere
Forse non è il massimo ma la devi difendere
Gira la tua giostra ora no che non puoi scendere
Salva la tua testa e vedrai sarà a buon rendere
Devi vendere cara la pelle
Prendere quello che serve
Cercano di annientarti ma ti devi riprendere
Scindere spirito e pelle
Prova a contare le stelle
E pensa che non tutto quanto gira intorno a te

Ci sono volte dove siamo noi i nemici di noi stessi
I problemi sono tali da lasciarci qui compressi
E non servono compresse per il mio stato mentale
Perche ho le palle spesse perciò lasciami stare
Abbiam paure che spaventano riflesse ai nostri giorni
Aspettiamo fino a viverle e a distinguerne i contorni
Ma ho la voglia viva di vedermi realizzato
Anche se so che in questa vita niente viene regalato
Perciò, rido di gusto
Guardando in faccia il mostro
Sentendo l’energia dei miei chakra seguire il flusso
Nel cielo che si plasma, respiro un nuovo impulso
Mi muovo come acqua, ma qua, è già asciutto.

Questa è la vita che non hai potuto scegliere
Forse non è il massimo ma la devi difendere
Gira la tua giostra ora no che non puoi scendere
Salva la tua testa e vedrai sarà a buon rendere
Devi vendere cara la pelle
Prendere quello che serve
Cercano di annientarti ma ti devi riprendere
Scindere spirito e pelle
Prova a contare le stelle
E pensa che non tutto quanto gira intorno a te

Non ti spegnere, la luce su di te e sul tuo pubblico
Risplende fino a quando tu credi nel tuo spettacolo
Devi essere non apparire
O tessere trame complesse ed essere complementari come fossimo tessere
in un mosaico il nostro ancora da finire
Lo sai che le parole a volte posson non servire
Se ti dicono di stare a posto dove vai a finire
Che poi qual è il tuo posto è ancora da definire.

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Styluz

Styluz è stata la prola più usata durante l’estate del 2006. E’ l’evoluzione di “stiloso” ed è stata usata per qualunque situazione. Estratto sempre da Fuori dal Guscio, questo brano ha un testo leggero e non troppo sofisticato. Ma ad ogni live, è sempre quello più cantato e coinvolgente. Insomma, è Styluz!

Il brano si trova nel disco “Fuori dal Guscio” del 2007 uscito in free download.
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STYLUZ
(Alessandro Bratta, 2007 © )

Lord Assen vi introduce nel nuovo gergo del nuovo millennio
Se aprite il dizionario…trovate le parole Ammannaia, di Peso e Styluz
Oggi prenderemo in esame questa parola…

Ciao, quant’è STYLUZ?
Questa è la parola che ti fotterà il cervello
Sta a significare che ti piace o che è bello
Che non è comune o che stupisce col suo effetto
Ohi vecchio
GUARDA QUELLA TIPA!
Deeeeeeeeeeeee (stupore)
CHE FIGA!
Mi avvicino cerco di essere cortese
Cerco di abbordarla dicendo che parlo inglese
How do you do? Yes i do!
Ho un perfetto spagnolo e anche un po’ di francese
Joder chaval uh? C’est la mème jusq’au bout
Allora mi sorride e dice che son STYLUZ!
La verità è che ho detto un sacco di cazzate
Ma evidentemente il suo cervello lo ha comprato a rate
Ma la cosa interessante se notate
È che dice STYLUZ perché ciò le piace.

Questa tipa mi piace un sacco
E’ STYLUZ! E’ STYLUZ!
Quelle scarpe me le compro di peso
SON STYLUZ! SON STYLUZ!
Il tuo nuovo look spacca di brutto
E’ STYLUZ! E’ STYLUZ!
Se una cosa ti piace davvero
Puoi dire che E’ STYLUZ! vuol dire che E’ STYLUZ!

Hey Hey dove sei???
Sono in giro per il centro a vedere negozi
Ho l’emozione di quei giorni dedicati allo shopping
Cose da pazzi se vedessi i prezzi
C’è il mio compagno di avventure con me
Con gli occhi rossi e bassi chissà perché
Oh man, là in quello scaffale
Guarda quelle scarpe che colore originale
Non me le posso lasciare scappare
Ma sono così care che anche per guardarle te le fan pagare
Non so che fare..tu cosa dici?
SON STYLUZ! Cosa? STYLUZ! Cazzo dici?
Si ma 120 euro è tutto ciò che ho dietro..
Me ne sbatto di peso
Son cosi belle che ne prenderei due paia
AMMANNAIA! Cosa? AMMANNAIA! AMMANNAIA!

Voglio questo e quello e dare un nuovo taglio al mio capello
Un pantalone e una maglietta sul verde pisello
Io voglio questo e quello dei bracciali e un bell’anello
Per darmi un tocco in più mi metto in testa anche il cappello

Già sai che
E’ STYLUZ! E’ STYLUZ!
Io sono Lord Assen
SON STYLUZ! SON STYLUZ!
For my twin Teo
E’ STYLUZ! E’ STYLUZ!
Per Simo il numero 1
CHE E’ STYLUZ! E’ STYLUZ!
Ah ah! dillo anche tu
E’ STYLUZ!

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QUELLO CHE SO

Eccoci al 2007, anno del primo progetto targato Lord Assen. Il disco prende forma a Tenerife (Isole Canarie) dove vivevo dopo la decisione di trasferirmi e tagliare qualche ramo secco, rap compreso. Ma il destino mi ha fatto incontrare Dj Daf Tee, D.Alone e Mean Def, tutti ragazzi con passione per questa musica e con voglia di fare. Quindi nasce “Fuori dal Guscio” album fresco e meno cupo dei precedenti ma trainato da questo singolo, il più introspettivo dei 10.

Il brano si trova nel disco “Fuori dal Guscio” del 2007 uscito in free download.
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QUELLO CHE SO
(Alessandro Bratta, 2007 © )

Sono le quattro di mattina, quattromila chilometri
Ora mi separano da casa e dai suoi limiti
Città che non ho mai sentito mia
Città che mi trasmette pigrizia e malinconia
Ma sento nostalgia
Ed ho buoni propositi
Sto crescendo e cosi sia
Voce ai microfoni
Troppi pochi di buono fanno i fenomeni
Pochi soldi che girano in questa new economy
Comodi, si guardano i vicini e i propri comodi
Si invidiano gli averi dei vicini come uomini
Si basano esistenze su credenze prive di valori
Si affondano colpi bassi agli amici più cari
Ti drogano e collassi hai obiettivi precari
Si sfogano e poi può darsi che ascoltino i tuoi pensieri
Da lei stavo tornando da lei
più per farmi salvare dalla paura dei problemi miei

Sono quel che sono sono quello che so
Uno centomila nessuno ma sono solo
E ciò che so non lo studio su un libro
E’ quello che so, quello che vivo

Ci sono sogni che restano scritti nelle tue pagine
Disegni di sogni difatti diventan lacrime
Lacrime avide di affetti
Anime avide di sentirsi protette
Io abile nel restare immobile non fare movimenti
Hai un equilibrio instabile e innamoramenti frequenti
Son facile causa di smarrimenti
Ho ingerito acide pillole di eventi
Tra casini in casa mia mi sparavo paranoie
Tra bambini per la via gli sparavo col cannone
Volando con la mente ho fatto più di una carriera
Politico, cantante, stilista eccetera eccetera
Per poi trovarmi anni ventitre
Viaggio con bagaglio a mano alla stazione delle chances
Dove ho perso più di un treno
Tempo per conoscersi e confondersi
Tempo per sorridere allo specchio e riconoscersi
Attento che sto tempo fotte, io tengo botta
La pioggia può arrivare anche quando il sole scotta
Un’altra volta è un’altra mossa da evitare
Un’altra botta e è un’altra cosa da imparare
Sto guidando una bici che è senza manubrio
Sono maturo ma infantile in uno strano connubio
Ho camminato lungo strade con la luce e col buio
Son passato tra storie d’amore, lavori e fumo

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Uomo Nella Nebbia

Siamo sempre nel 2005, anno in cui sono “Non Ancora Ancorato”. La ricerca delle risposte sul cambiamento in atto non si fermano, la confusione interna non permette di vedere chiaramente, come in mezzo alla nebbia. So però che l’uomo che diventerò è proprio li, dove lo sto cercando. Selvaggio e solitario, come fossi un lupo nel bosco, in piena notte.

Il brano si trova il disco “Non Ancora Ancorato” del 2005 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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UOMO NELLA NEBBIA
(Alessandro Bratta, 2005 © )

Sono come un animale
mi muovo nel nuovo con fare primordiale
nomade selvaggio senza ambiente naturale
seguo l’istinto che molto spesso fa sbagliare
fondo il cervello a pensare dopo ogni errore
parlo con lo sguardo perché il muso volte è cupo
sono il lupo che nel branco una guida non ha avuto
cresciuto
nella nebbia che lo ha posseduto
ora sputo
quella rabbia che non ho sfogato
ora vago
ferito disilluso e deluso
sto cercando qualcuno che è come me son sicuro
il motivo non c’è cerca me io cerco un aiuto
e attorno a parte il vento sento l’eco di un grido
le mie orme si riassorbono tracciate sul selciato
e dietro si sbiadisce il contorno del mio passato
commosso non coinvolto
confuso e contrariato
vedo ogni volto sconvolto e rivolto dal lato sbagliato
e il mio ululato viene fuori liberato
per troppo l’han strozzato
la bestia è fuori dalla gabbia ed ora sta in agguato
pericolo scampato
uomo avvisato mezzo salvato io mi son smarrito
la nebbia che respiro mi confonde la vista
avverto un rumore un bagliore e a quanto pare dista
mi gira la testa
cerco le forze ma forse la mia morte non è ciò che gli interessa

sai perché
perché non vedo nessuno perché da solo nel buio alla ricerca dell’uomo che sono
cerca me
cerco qualcosa o qualcuno cerco da solo nel buio
quell’uomo che nella nebbia è come me

Non so dov’è quella linea del tempo
che stabilisce come e soprattutto quando
un piccolo bambino può diventare uomo
un frutto da acerbo può diventare buono
un cucciolo innocuo si trasforma in predatore
un piccolo per gioco che diventa peccatore
quando un’infatuazione diventa un grande amore
o come si distingue da una semplice passione
quant’è sottile la linea tra odio e amore
e quanto tempo prima di trovare
quello che vai cercando, ma che tanto non sai
è lui che cerca me o sono io che cerco lui
sai perché lo cerco nella nebbia
perché è li che lui mi aspetta
è li che si nasconde
è li e non ha fretta tanto lo sa la nebbia poi scende
è lui ad aver le risposte
ma me le tiene nascoste
è come un padre che dona al figlio tutte le sue risorse
io non ho visto le sue sembianze
lui sicuro già mi conosce
perché quello che sto cercando è questo lupo che cresce

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IN MY DARK SIDE

Arriviamo al 2005 e lo spunto creativo non si ferma. Cresce dentro di me un nuovo Ale, piano piano, il vecchio Plasma è in piena metamorfosi e scopre un suo alter ego che prenderà vita solo qualche anno dopo. Ma la percezione di tutto questo è forte, cosi nasce questo pezzo, scritto metà in italiano e metà in inglese, proprio a simboleggiare due personalità distinte che rappano.

Il brano si trova il disco “Non Ancora Ancorato” del 2005 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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IN MY DARK SIDE
(Alessandro Bratta, 2005 © )

This is my potrait
mi metto all’asta come su e-bay
finchè le ore qua trascorrono modello bad day
si mi sento ok
stavo meglio prima
prima che incastrassi nel 96 qualche rima
rimasto dove stavo prima
prima di tutto sto dove non ho alcun patema tema
principale della trama, my first persona over & over and i rollin what i’m
sono a chiedemi come è un rebus che non ha soluzione
split personality in winter and summer
gli elementi che ho li sommo in un addizione
when i look in the mirror i see no baby and no man
shit i loosin my freedom because a lady me lo impose
confusi il mio cammino ed ho capito molte cose cosi
ingabbiato, arrabbiato, succube del mio destino che è cambiato

E’ il mio destino che si cambia
full time i’m ride
nascosto dietro la mia ombra
i’ve lost my mind in my dark side
what up i dont know
time’s up i go
e lo so che non ho possibilità
com’è come va? che c’è? non mi va
ma penso che sometimes i feel ok

I move my deeds in the streets and faces are like a mask
c’è tumulto e movimento and i’m trying to do my best
il mio stato psicofisico tende verso lo stress
i look at the sky and try to rewind my steps
come giornate che rimbalzano autoreverse
la mia identità rimbalza but i don’t understand
Plasma slash Assen, Assen slash Plasma
rapper fantasma appare in un flash squaglia
Assen slash Ale, Ale slash Plasma
gioco in questo mare col karma break annegare
splash è uguale ma cosi non vale
uomo slash Ale
mezzo uomo mezzo animale
stretcho la mia immagine e il riflesso che ne appare
is a baby with a crazy brain and a calm body
un attimo e riprendo il filo per ricominciare
but my soul walk alone and he doesn’t want nobody

Ci sono pulsioni che molto spesso non distinguo
ho molte pressioni che non confesso e a volte estinguo
vivo passioni in modo onesto no non fingo
disegno emozioni attraverso un testo spesso un jingle
sogno situazioni che mi aspetto e non ottengo
mi godo le illusioni del mio tempo e non mi pento
suscito impressioni differenti nelle menti
amici conoscenti parenti ed amanti
solo uno uno solo vive
uno solo ride
in uno zero assoluto di vite
un giro fottuto dal quale non puoi uscire
there’s a little confusion what the fuck stop feeling
domani è domani meglio pensarci domani
ma se il domani fosse oggi oh shit i’ll be running
nobody can erase me when i run away from this shit
se la merda da cui scappo è la mia stessa non capisci

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GIORNO ZERO

Sicuramente uno dei miei brani migliori. Sono diverse le persone che ancora oggi ricordano questo brano e mi è pure capitato di trovare in rete qualche citazione dal testo. Fu una vera rivoluzione per i tempi, il melodico nel ritornello, la strumentale tesa e le strofe profonde. Dopo diversi problemi, è forte il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle, ripartendo da zero, viaggiando lontano.

Il brano chiude il disco “L’Ultimo Passo” del 2003 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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GIORNO ZERO
(Alessandro Bratta, 2003 © )

Giorno zero..anno zero..
Resto in silenzio..a disagio..confuso!
perchè nessuno ha voglia di ascoltarti,perchè vorresti essere altrove, perchè

Se non hai scelta
se ancora una volta
la dura realtà,ti procura un’altra ferita e non c’è l’ultima possibilità
non mi ruberanno la libertà,di sognare e vedere nuove e lontane frontiere
giorno zero..riparto da solo

Sono ore che spingo sull’acceleratore
sono ore che vedo milioni di luoghi e persone
Sono scene che scorrono sopra scene che corrono
sono senza catene ma fanno male e mi schiacciano
Ma non passa inosservata la mia vita e la mia infanzia
chissà a cos’è servita la dolcezza con ogni ragazza
chissa se adesso a Ravenna la nebbia è scomparsa
e se la pioggia che bagnava la mia rabbia si è dissolta
Sai,risento ancora la tua voce che mi parla
rivedo me con lei in un’atmosfera che non torna
L’estate se ne va tra litigate e trascorsi
e da un fottuto saluto alle mie giornate e ai miei sogni
3,2,1,0,zero compromessi,riparto da zero,si alza il sipario su questa notte
cercando le risposte,urlando contro il cielo il mio nome con voce più forte più volte!

Se non hai scelta
se ancora una volta
la dura realtà,ti procura un’altra ferita e non c’è l’ultima possibilità
non mi ruberanno la libertà,di sognare e vedere nuove e lontane frontiere
giorno zero..riparto da solo

Perchè voltarsi ancora se ancora una volta volterò le spalle a ciò che sarà
ma sarà dura stavolta voltare pagina e farsene una ragione e fregarsene
e starsene troppo distante dal paradiso che cerchi costante
Ma è meglio andarsene dalle prigioni del malessere
dalle situazioni che distruggono il mio essere
ho le mie ragioni anche in situazioni ostiche
Psiche malata
mi dice:”Trova la strada!Prova una nuova emozione e gioca la giusta puntata..”
Lascio la macchina in moto
stanco del mondo a suo modo,piango e rimango a fissare il vuoto
Fermo restando che ogni secondo lo passo pensando a quello che ho fatto
e ogni secondo mi rendo conto che ho solo me stesso e sono solo di passaggio
Seguirò nel seguito e proseguirò il mio viaggio

RESTA
la voglia di vedere sempre oltre
RESTA
la voglia di passar con lei la notte
RESTA
sempre un po’ d’amaro dopo il dolce
MA RESTA
sempre un avversario un po’ più forte
in questa notte che non passa e che non torna
Giorno zero,è la memoria che ricorda..è la mia storia che non si ferma.

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VIBRAZIONI SOTTOCUTANEE

Dopo il primo demo, la voglia di crescere musicalmente era tanta. I primi amori, le prime delusioni della vita, la necessità di trovare il proprio posto in un mondo che non senti tuo. Fidandosi solo del proprio istinto e delle proprie “vibrazioni sottocutanee”.

Il brano si trova in “L’Ultimo Passo” del 2003 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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VIBRAZIONI SOTTOCUTANEE*
(Alessandro Bratta, 2003 © )

Sai qual’è la cosa che più mi preme vedere?
E’ vedere persone cadere sentire le rime colpire e affondare come lame nelle vene
per donare momentanee lamentele

Vibrazioni sottocutanee dentro me
vibrazioni sottocutanee sento che
non posso più sopportare
restare fermo immobile a contare le ore
Vibrazioni sottocutanee dentro me
vibrazioni sottocutanee ma penso che
non c’è più niente da fare
ho perso la ragione non la so più trovare

Ci sono casi in cui non osi e casi in cui ci provi
casi in cui sei quasi fuori altri in cui con gli altri sei a disagio
prosegui adagio segui ed esegui in silenzio ciò che ti è stato assegnato
rassegnato a diventare un automa
ma un allarme suona è la tua persona che
ormai stufa di restare brava e buona vuole evadere
reclusa nella mia mente carcere
esclusa perché la gente non smette di spargere chiacchiere su chi non rispetta i canoni
muoviti tra questi giudici che non si fanno scrupoli
ma la tua identità resterà tra piccoli uomini e un mondo piccolo
voglio un attimo soltanto un attimo per sentirmi libero
comunque dovunque sottopressione giunto al dunque sottoposto ad una nuova pressione
qualunque situazione da apprensione
minuti e secondi vissuti ad alta tensione
ti chiedi perché scrivo?
Sicuro non aspiro a fare il divo tra le ragazzine
a fare foto a petto nudo col sorriso sulle copertine
ma le bambine fanatiche non impazziscono sai per il valore delle liriche
si infiammano per un cerotto in faccia ed un bicipite
ed io vorrei che le mie metriche scuotessero le natiche
per quello che valgono e non per quello che appaiono
mi sento spesso in bilico di certo non ridicolo
non chiedo molto soltanto voce in capitolo, perché dirmi di no?
Mi chiedo qual’è il posto in cui c’è un po’ di spazio per me
e se davvero c’è qualcosa dov’è sottopelle sento che lo troverò da me.

Vibrazioni sottocutanee dentro me
vibrazioni sottocutanee sento che
non posso più sopportare
restare fermo immobile a contare le ore
Vibrazioni sottocutanee dentro me
vibrazioni sottocutanee ma penso che
non c’è più niente da fare
ho perso la ragione non la so più trovare

Ormai al limite massimo necessito di calma
il prossimo avversario alle calcagna
l’ennesimo scenario di battaglia sfuma sullo sfondo
io colmo di tedia combatto l’invidia non calmo l’insidia
troppe volte ho fatto i conti con la sfiga si sa
inutile scomporsi per far del bene agli altri
parli e parli ma non sembrano ascoltarti
non so se odiarti o se accettarti ma ciò che so è che ho rimpianti
per come le cose si sono concluse infatti
tardi per spiegarmi
tardi per parlarti
tardi per soffrire ad aspettarti
passavo serate a fumare e a pensare ai frammenti
di tutti quei discorsi mai conclusi e mai risolti
e mai saprai quante notti
in cui pensai ai miei torti
ma vedrai che tornerai sui tuoi passi
quando ormai sarai nei miei file rimossi
ferma sopra al ghiaccio che dimostri sul quale marci
tanto è uguale per me se vuoi starci (cazzi tuoi)
perché se vivi nella merda prima o poi ne sentirai l’odore
sorrido della merda che farai se sentirai il mio nome
veleno comune ne resto immune
aspetto il tuo cadavere seduto sulla riva del mio fiume

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AL LIMITE

Cosi per evadere dalla realtà, iniziai a sperimentare “stati alterati di coscienza”.
Proprio in quelle situazioni “al limite”, scrivevo testi e componevo musica, seguendo le onde vibrazionali.
Ed era li, che trovavo veramente la mia dimensione e mi sentivo “a casa”.

Il brano si trova in “Frammentiinmentilatenti” del 2001 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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AL LIMITE*
(Alessandro Bratta, 2001 © )

Chissà cos’è che mi rende euforico
forse sono un caso clinico dal lessico psicopatico
dritto dal mio stomaco
suoni da bisbetico indomito frutto dello stimolo chimico
divento acido se non vedo nel mio viso pallido qualcosa che mi svegli dal panico
penso che tutto è tragico
vedo che è tutto illogico
non so che cosa rende tutto così magico
gesti inconsulti insulti ad adulti inspiegabilmente assolti per torti e comportamenti contorti
plasmo ogni spasmo lo sguardo è perso
ho manomesso all’inverso il congegno di ogni senso l’ho perso
ma soprattutto mi sono perso
se scendo a un compromesso non è certo per ottenere un altro successo
adesso che son smosso
nello specchio fisso il riflesso del mio deblasto
la testa è guasta e non si aggiusta e trafficare con l’asta non basta
parlare e cercare di avere parole e spiegare il mio modo di fare
passare le ore a guardare più strade provare
cercare di restare geniale
la storia non è salutare ma non vedo maniera migliore.

Il reverendo è ancora qui
più avanti di cosi
steso di peso ma leso ai limiti
qual’è l’identikit del vero Plasma Mc
spacciatore di parole col sapore di THC

Scusa se sembro cosi scorbutico
è che l’annebbiamento di ogni circuito mi rende meno fluido
la faccia è doppia, lascia o raddoppia
è come un gioco a premi ma cambia che il montepremi non si alza
il ragionamento non calza, lo sconforto che avanza
la botta che incalza e mi ammazza
l’occhio si arrossa e si abbassa
non sono sano d’impatto almeno non subito
dubito di essere l’unico che non è lucido
è solo che sono sconvolto al limite
le cellule adrenaliniche e cariche sono minime
comprimile ma non reprimerle
rimango succube della mia doppia faccia lugubre
incolume a macabre tentazioni da sincope
se riesco le evito gravito nel seguito nel vuoto lievito
sorrido al solletico procurato da uno stato apatico
nell’ipotetico sentirsi in debito con chi mi chiama eretico e vuole cambiarmi di abito
c’è chi contesta chi si accontenta e chi a parlare si spaventa
se tu scegli sta minestra io scelgo la finestra
tu accusa senza sosta io imposto una risposta

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MILITE IGNOTO

Avevo 18 anni. Avevo già scritto qualche testo e registrato qualche traccia in bassa qualità. Ma questo fu il primo vero demo-album. Avevo un mondo dentro da riversare nei testi ma mi sentivo come un piccolo gladiatore al centro di un’arena caotica e piena di avversari tristi e tutti uguali. Una sorta di metafora tra una battaglia e la vita, dove le mie uniche armi erano i miei testi, una mente curiosa e una lingua tagliente.
Pensavo, o forse già sapevo, in una sorta di sentimento premonitore, che la mia voce sarebbe rimasta come anonima e allo stesso tempo unica nel coro, ma avevo il dovere di incidere quei testi, la mia voce e il mio messaggio.
Il brano si trova in “Frammentiinmentilatenti” del 2001 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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MILITE IGNOTO*
(Alessandro Bratta, 2001 © )

Cala il sipario sulla scena, lo scenario che trema
mi ritrovo sicario al centro di quest’arena piena come la luna
piena di individui sterili e simili cinti da un’armatura di ingiuria
li avverto a stento ma il mio sesto senso mi spinge con forza
verso l’intenso flusso di scherno della loro apparenza
combattimento virtuale, normale per chi mi vuole male
le malelingue avversarie cadono in serie
riempiendo memorie di strane storie il piatto piange
l’avversario langue e chi distingue si estingue in un lago di sangue
usando artiglieria pesante più di una lingua tagliente omicida senza mandante
luci spente
un combattente a fronte di affronti su tutti i fronti
dal mio fronte nessuna novità
l’’orizzonte è distante e rimane là
costantemente cercando la verità
il sole tramonterà, chissà se risorgerà
o faremo come un papa che morto si rifarà
porto sgomento se il contrasto è rimasto lo stesso
con lo stesso esercito ognuno nel solito posto
provoco eccesso di astio è uno sterminio tipo olocausto
chi era sotto, sotto è rimasto senza via di scampo
scampoli di attimi crudi barbari nudi invadono popoli mentre disertano metropoli
il momento è giunto
giusto il tempo ha congiunto miracoli e oracoli
aggiunto idoli agguantati da tentacoli avidi evidentemente senza scrupoli
pericoli piccoli evitati, tanti uomini senza testicoli ridicoli,
ridicolizzati da debiti e abiti, pallidi e invalidi gli animi vulnerabili e labili
se non escogiti qualcosa che ti gratifichi o che giustifichi ciò per cui litighi
mi sfidi con attacchi simili rendi i tuoi militi colpevoli senz’alibi
abitanti di deserti aridi e mari di sentimenti spenti menti fragili, troppo fragili,
troppo facile essere agili fra pagine nitide e vite di militi ignoti
noti i soliti idioti caduti stremati

mi vedi combattere esausto ma sempre in piedi
vedi i tuoi simili a terra ma non ci credi
venti freddi soffiano eventi accadono
troppi combattono e cadono io sono sempre solo fino all’ultimo

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