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LA VITA CHE

Spesso sembra che la vita segua binari già preparati e tu non puoi fare altro che seguirli o opporre resistenza. L’unica cosa su cui puoi lavorare è la tua interiorità, devi curarla e preservarla più possibile. Cosi nasce questo pezzo, meno conosciuto degli altri singoli estratti, ma comunque importante.

Il brano si trova nel disco “CENTRIdiFUGA” del 2010 uscito sotto SEMAI Records e disponibile negli store digitali.
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O ascoltalo direttamente da qui: PLAY CENTRIdiFUGA

LA VITA CHE
(Alessandro Bratta, 2010 © )

Questa è la vita che non hai potuto scegliere
Forse non è il massimo ma la devi difendere
Gira la tua giostra ora no che non puoi scendere
Salva la tua testa e vedrai sarà a buon rendere
Devi vendere cara la pelle
Prendere quello che serve
Cercano di annientarti ma ti devi riprendere
Scindere spirito e pelle
Prova a contare le stelle
E pensa che non tutto quanto gira intorno a te

Ci sono volte dove siamo noi i nemici di noi stessi
I problemi sono tali da lasciarci qui compressi
E non servono compresse per il mio stato mentale
Perche ho le palle spesse perciò lasciami stare
Abbiam paure che spaventano riflesse ai nostri giorni
Aspettiamo fino a viverle e a distinguerne i contorni
Ma ho la voglia viva di vedermi realizzato
Anche se so che in questa vita niente viene regalato
Perciò, rido di gusto
Guardando in faccia il mostro
Sentendo l’energia dei miei chakra seguire il flusso
Nel cielo che si plasma, respiro un nuovo impulso
Mi muovo come acqua, ma qua, è già asciutto.

Questa è la vita che non hai potuto scegliere
Forse non è il massimo ma la devi difendere
Gira la tua giostra ora no che non puoi scendere
Salva la tua testa e vedrai sarà a buon rendere
Devi vendere cara la pelle
Prendere quello che serve
Cercano di annientarti ma ti devi riprendere
Scindere spirito e pelle
Prova a contare le stelle
E pensa che non tutto quanto gira intorno a te

Non ti spegnere, la luce su di te e sul tuo pubblico
Risplende fino a quando tu credi nel tuo spettacolo
Devi essere non apparire
O tessere trame complesse ed essere complementari come fossimo tessere
in un mosaico il nostro ancora da finire
Lo sai che le parole a volte posson non servire
Se ti dicono di stare a posto dove vai a finire
Che poi qual è il tuo posto è ancora da definire.

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