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MILITE IGNOTO

Avevo 18 anni. Avevo già scritto qualche testo e registrato qualche traccia in bassa qualità. Ma questo fu il primo vero demo-album. Avevo un mondo dentro da riversare nei testi ma mi sentivo come un piccolo gladiatore al centro di un’arena caotica e piena di avversari tristi e tutti uguali. Una sorta di metafora tra una battaglia e la vita, dove le mie uniche armi erano i miei testi, una mente curiosa e una lingua tagliente.
Pensavo, o forse già sapevo, in una sorta di sentimento premonitore, che la mia voce sarebbe rimasta come anonima e allo stesso tempo unica nel coro, ma avevo il dovere di incidere quei testi, la mia voce e il mio messaggio.
Il brano si trova in “Frammentiinmentilatenti” del 2001 uscito con lo pseudonimo Plasma.
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MILITE IGNOTO*
(Alessandro Bratta, 2001 © )

Cala il sipario sulla scena, lo scenario che trema
mi ritrovo sicario al centro di quest’arena piena come la luna
piena di individui sterili e simili cinti da un’armatura di ingiuria
li avverto a stento ma il mio sesto senso mi spinge con forza
verso l’intenso flusso di scherno della loro apparenza
combattimento virtuale, normale per chi mi vuole male
le malelingue avversarie cadono in serie
riempiendo memorie di strane storie il piatto piange
l’avversario langue e chi distingue si estingue in un lago di sangue
usando artiglieria pesante più di una lingua tagliente omicida senza mandante
luci spente
un combattente a fronte di affronti su tutti i fronti
dal mio fronte nessuna novità
l’’orizzonte è distante e rimane là
costantemente cercando la verità
il sole tramonterà, chissà se risorgerà
o faremo come un papa che morto si rifarà
porto sgomento se il contrasto è rimasto lo stesso
con lo stesso esercito ognuno nel solito posto
provoco eccesso di astio è uno sterminio tipo olocausto
chi era sotto, sotto è rimasto senza via di scampo
scampoli di attimi crudi barbari nudi invadono popoli mentre disertano metropoli
il momento è giunto
giusto il tempo ha congiunto miracoli e oracoli
aggiunto idoli agguantati da tentacoli avidi evidentemente senza scrupoli
pericoli piccoli evitati, tanti uomini senza testicoli ridicoli,
ridicolizzati da debiti e abiti, pallidi e invalidi gli animi vulnerabili e labili
se non escogiti qualcosa che ti gratifichi o che giustifichi ciò per cui litighi
mi sfidi con attacchi simili rendi i tuoi militi colpevoli senz’alibi
abitanti di deserti aridi e mari di sentimenti spenti menti fragili, troppo fragili,
troppo facile essere agili fra pagine nitide e vite di militi ignoti
noti i soliti idioti caduti stremati

mi vedi combattere esausto ma sempre in piedi
vedi i tuoi simili a terra ma non ci credi
venti freddi soffiano eventi accadono
troppi combattono e cadono io sono sempre solo fino all’ultimo

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